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Gli uomini vengono da Marte,

le donne da Venere…?


Con questo titolo John Gray sottolineava le differenze tra uomini e donne e offriva spunti per comunicare tra sessi diversi ed evitare, per quanto possibile, le incomprensioni.

Uomini e donne non sono però universi lontani che devono costruire ponti tra loro: sono espressione della bipolarità della vita, di quel principio Yin Yang del Tao che si manifesta per creare l’uno in completezza. Per questo non serve costruire ponti tra lo Yin e lo Yang…serve anzitutto riconoscere sé stessi nella propria espressione sessuata, e poi riconoscere l’altro, con la giusta distanza che definisce lo spazio relazionale dove tutto può avvenire.

La giusta distanza è lo spazio di relazione, dove non c’è la rivalità che allontana, il compromesso che mantiene legati, la fusione che fa perdere i confini: è l’unico spazio dove può avvenire l’incontro di un uomo con una donna.

La creazione è un miracolo che avviene nel più perfetto dei modi solo quando vi è l’incontro fra principio maschile e principio femminile.

Qual è il punto di partenza per esprimere la propria polarità sessuata e riconoscere quella dell’altro?

Uomo e donna condividono 45 cromosomi, mentre il 46esimo determina l’appartenenza al sesso maschile XY o femminile XX. Questo programma genetico prende avvio al concepimento e determina delle forme e delle caratteristiche costituzionali uniche, maschili o femminili.

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Possiamo dire che in quel momento c’è completa libertà di espressione: l’ovulo fecondato esiste libero, troverà un luogo in cui inserirsi, nutrirsi, crescere, dividersi e svilupparsi, fino a quando il neonato non sarà pronto a intraprendere un nuovo viaggio all’esterno della matrice.

In questa fase di vita l’espressione sessuata già esiste, codificata nei geni, ma anche nelle idee dei genitori che attendono con trepidazione il momento della nascita. Sarà un maschio? Sarà una femmina? Sarà forte come il suo papà o dolce come la sua mamma? Sicuramente porterà avanti l’attività di famiglia…! Speriamo non sia un’altra femmina che ne abbiamo già due!

Sembrano solo le innocue aspettative di un genitore…forse sono molto di più? Il pensiero infatti influenza la realtà e determina l’accoglienza che il neonato riceverà alla nascita. I genitori saranno delusi nel vedere una femmina se aspettavano un maschio? Oppure avevano già dipinto la stanza di rosa e dovranno cambiare colore?

Essere accolti per quello che si è, maschio o femmina, è sicuramente la prima tappa che porterà l’adulto a sentirsi in armonia con la propria origine genetica. Molte volte ho incontrato madri che mi hanno raccontato di aver “speso una lacrima” quando hanno saputo che avrebbero avuto una seconda figlia femmina, o un terzo figlio maschio. Se pensiamo che queste aspettative non appagate non sembrino “gravi” o “non abbiano nessuna influenza”, in realtà non è così.

La madre-matrice è il filtro attraverso cui il bambino percepisce l’ambiente esterno e se stesso: la sensazione di rifiuto della sua realtà genetica sessuata può raggiungerlo quando ancora si trova nell’utero materno. Questa sensazione può impregnare le sue cellule, al punto che quando inizierà a scoprire il proprio sesso e le differenze con l’altro si sentirà a disagio, senza sapere perché.

Verso i 6 anni, infatti, i bambini attraversano la fase di scoperta dei loro genitali: in quel momento si trovano a contatto con la prima grande differenza tra maschi e femmine e interiorizzano la loro appartenenza. È così che molte bambine possono sentirsi private di qualcosa di importante e necessario, mentre alcuni maschi possono sentirsi in colpa perché nel loro corpo c’è qualcosa che non desiderano. Si tratta in entrambi i casi di un sentire, niente più di una sensazione a cui non riescono a dare un nome, che può trovare le sue fondamenta in proiezioni, aspettative o desideri insoddisfatti parentali che si sono manifestati a partire dal periodo prenatale.

Cosa accadrà nella fase pubertaria con la comparsa dei caratteri sessuati secondari? La comparsa del seno nelle donne e il posizionamento della laringe negli uomini segna un ulteriore passo di costruzione della propria espressione sessuata, un'ulteriore tappa di riconoscimento e proiezione di un sé sessuato.

Quando tutto il percorso di sviluppo si svolge in armonia, si viene accolti per quello che si è, si scopre il proprio potenziale e si manifesta attraverso i caratteri sessuati secondari, allora è possibile riconoscere la propria espressione maschile o femminile: questo è il punto di partenza per sentire quella dell’altro, diverso da noi.

Molto più frequentemente però accade che ci si allontani da questa piena espressione di sé: si può entrare in conflitto con la propria espressione sessuata, rifiutarla, difendersi, cercare un’espressione alternativa o una non-espressione, oppure cercare di imporla all’altro come “unica possibile” all’interno di un ambiente unipolare che vede tutto monocromatico. Si entra così in relazione senza avere chiari i propri riferimenti: non ci sono ponti da costruire verso l’altro, dato che la riva non è solida.

Grazie alla Nutripuntura, è possibile ritrovare i riferimenti interni di questa espressione sessuata: il punto di partenza è identificare le tappe di sviluppo non integrate e prendere coscienza della propria espressione e dei blocchi che determinano la mancanza di espressione: integrare queste memorie iscritte a livello cellulare come qualcosa di tossico e trasformarle in risorsa completa il processo.

Opportunamente selezionati in funzione del terreno individuale, i Nutri rappresentano un prezioso strumento per affrontare i blocchi, i corto-circuiti e i loop costruiti nel corso della storia personale, per superarli e ritrovare dei riferimenti interni solidi, alla base dell’espressione di se.

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E se anche fosse vero che le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte, ognuno può portare con sé la sua storia, le tappe della sua crescita, le sue ferite guarite, le sue risorse e condividerle con l’altro durante il viaggio su questa terra.